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Alla scoperta degli eremi abruzzesi di S. Bartolomeo e S. Spirito a Majella

Il piccolo borgo di Roccamorice, al confine con il Parco della Majella e del Morrone, racchiude due tesori nascosti di antica bellezza e indiscusso fascino: gli eremi sacri di Santo Spirito a Majella e San Bartolomeo in Legio.

Sono due veri e propri gioielli intagliati sulle montagne, in cui si alternano pareti rocciose con fitti boschi e scorci panoramici su tutta la vallata.

Il primo degli eremi che visitiamo è quello San Bartolomeo in Legio, un luogo mistico e religioso dove raccogliersi per godere della pace di questi luoghi. Scavato all’interno di una montagna si presume fosse abitato già nel VI secolo quando alcuni gruppi di eremiti trovarono rifugio sulla Majella, per fuggire dalle incursioni arabe.

Decidiamo di percorrere il sentiero che parte dall’Eco Museo del Paleolitico a Valle Giumentina nel comune di Abbateggio, per poi procedere verso l’Eremo al quale si giunge dopo circa 40 minuti di cammino facile e comodo, perché in discesa.

Già dopo quindici minuti di strada si ha la possibilità di vedere l’Eremo in lontananza, in tutta la sua spettacolarità.

Anche questo come Santo Spirito fu restaurato da papa Celestino V nel 1250, che si stabilì qui per almeno due anni, di ritorno da un viaggio da Lione. Esternamente è caratterizzato da una galleria e una vasca per l’acqua, qui si può ammirare anche una chiesa ricca di affreschi religiosi con una statua lignea dedicata al santo. Il luogo di culto è frequentato dai devoti dei paesi paesi vicini, soprattutto in occasione della processione del 25 di Agosto, quando centinaia di fedeli salgono all’Eremo e dopo vari riti penitenziari in una piccola sorgente ritenuta miracolosa conducono la statua del santo sino alla chiesa Parrocchiale di Roccamorice per i festeggiamenti.

A sinistra dell’edificio principale c’è una scala intagliata nella roccia che porta ad un panorama mozzafiato: è la parte più alta dell’eremo, in cui è stata posizionata una croce, e dalla quale è possibile risalire e ripercorrere il sentiero che porta a Roccamorice.

A circa 20 minuti di auto dal borgo troviamo uno dei luoghi di culto più importanti della regione: è l’Abbazia di Santo Spirito a Majella. Realizzato prima dell’anno Mille, l’edificio fu ristrutturato dopo un lungo periodo di abbandono ad opera di Pietro da Morrone, meglio noto col nome di Celestino V, giunto qui nel XIII secolo. La visione d’insieme della Chiesa, dell’oratorio e del prato ai piedi della montagna è di una potenza disarmante.

Da sempre meta di pellegrinaggio oggi per accedere all’Abbazia, il cui biglietto di ingresso è di 3 euro, è necessario oltrepassare un passaggio stretto e buio, ma molto suggestivo che conduce in alcune stanze ben conservate dell’edificio, che raccontano lo stile di vita monastico medievale. Degni di nota sono la chiesa utilizzata tuttora in occasione di alcune cerimonie e un convento di frati.

L’Abbazia è un susseguirsi di scale e cunicoli, lungo uno di questi è stato intagliato nella pietra il volto dell’ultimo frate che ha abitato l’eremo.

All’uscita dell’Abbazia è possibile godere della pace e della tranquillità che questo posto straordinario sa portare nell’animo di chi lo visita.

Se siete degli sportivi, nei pressi dell’eremo, si trova un’area attrezzata, dove i più temerari possono intraprendere eccitanti arrampicate sulla meravigliosa Parete dell’Orso; inoltre gli amanti della natura possono percorrere lunghe passeggiate o fare un po’ di trekking tra i sentieri naturali delle verdi colline abruzzesi nei pressi di Roccamorice.