A Furci, piccolo comune della provincia di Chieti, sul crinale di un colle tra i fiumi Sinello e Trieste, storia e fede s’intrecciano in armonia: sono due motivi che possono spingervi a visitarlo.
Specie la storia, che in tutti i paesi dalle origini antiche, anche i più piccoli, imprime nelle forme urbanistiche un carattere speciale.
Furci non si esime da queste prerogative.

Le sue radici vetuste sono narrate dai reperti archeologici del periodo romano e medievale, affiorati nel territorio e dalla fortificazione del borgo di cui il primo impianto risale al XV secolo. 
Ammirate all’ingresso del centro storico il torrione medievale, collegato a un palazzetto nobiliare, con la base risalente al XIII-XIV secolo, e la parte superiore al XV secolo. 
Per la fede, il compito di ambasciatore e patrono lo svolge il Beato Angelo, frate agostiniano, nato a Furci probabilmente nel 1246 (alcuni dicono il 1257), il cui culto è radicato sia in Abruzzo sia nel vicino Molise. 
Il religioso fu avviato giovanissimo alla vita conventuale nel monastero di Sant’Agostino a Vasto, quindi studiò a Parigi e, tornato in Italia, si stabilì a Napoli, dove svolse incarichi di cattedratico, confessore e predicatore. Morì nella città partenopea il 6 febbraio del 1327 e fu sepolto nella chiesa di Sant’Agostino alla Zecca. In seguito, con decreto di Gioacchino Murat, le sue spoglie furono restituite alla città natale. Era il 1808.

Un momento di grande emozione si sprigiona il 13 settembre di ogni anno per le vie del borgo e nei cuori degli abitanti quando si commemora la traslazione delle sue reliquie. Andate a vedere il Santuario a lui dedicato, di recente restaurato e abbellito, che si trova in piazza Beato Angelo. L’interno si presenta semplice e sobrio, con decorazioni in pietra presso l’altare maggiore. Qui, ciò che del Beato rimane, “dorme” da oltre settecento anni in un’urna, che durante l’anno viene celebrata da centinaia di pellegrini. 
Nel santuario potete vedere anche la lapide originale della sua prima sepoltura, nel convento di Sant’Agostino a Napoli.

Dopo aver visitato anche la chiesa di San Sabino Vescovo, antecedente al XVII secolo e con una bella facciata, intonacata e decorata con stucchi e lesene, andate a pranzo, ve lo siete meritato.
Trovate di certo squisiti i piatti della tradizione locale e regionale, come la focaccia con il lardo, le costine di maiale, le sagne con sugo di ventricina, l’agnello al coppo.
Prelibatezze genuine e profane, che unite a tutto il sacro del territorio, vi faranno esclamare: “Beati quelli che vivono qui”.