Beni Culturali e Ambientali

Palombaro

By 30 Novembre 2023No Comments

Se siete sospesi a 800 metri d’altezza in un riparo di roccia, che custodisce i resti di un piccolo edificio, vi trovate di certo nella Grotta di Sant’Angelo, il luogo più suggestivo di Palombaro, in provincia di Chieti, detta la “sentinella della Maiella”.

La cavità, che raggiungete in località Sant’Agata d’Ugno, è l’ingresso di ciò che rimane di una chiesetta rupestre con le pareti in conci di pietra squadrata, un’abside semicircolare e una pavimentazione scoscesa e rocciosa. 
L’eremo, che fino agli anni Trenta conservava un altare e due nicchie con statuine di santi, si presenta al vostro sguardo umile e spoglio, eppure ammantato di così tanta bellezza, in un’incredibile posizione, ideale per chi, tra l’XI e il XII secolo – periodo della sua realizzazione – voleva pregare in assoluta solitudine, al solo cospetto della natura.

Pensate che il minuscolo monumento fu innalzato su un tempio dedicato a Bona, dea della fertilità, dove in un tempo ancestrale le donne bagnavano le mammelle con l’acqua della grotta per favorire l’abbondanza di latte. In epoca cristiana, poi, il culto fu sostituito con quello di Sant’Agata, patrona delle puerpere; in seguito, intervenne Sant’Angelo, ma indipendentemente da chi sia stato il “titolare dell’immobile”, la sua bellezza rimane, trasmessa di vetta in vetta, come un’eco interminabile.

Da qui, nei pressi del Monte D’Ugno, per voi esperti alpinisti parte l’ascesa al Monte Amaro, la vetta più alta del Parco nazionale della Maiella e la seconda d’Abruzzo, da cui potete ammirare il più vasto e completo panorama sull’Adriatico.

Per chi invece preferisce una sgambata in arrampicata, la Riserva Naturale Fara San Martino Palombaro fa al caso suo, in un magnifico contesto ambientale, tra formazioni di pino mugo, pino nero e vaste faggete, in cui occhieggiano orsi marsicani, lupi, caprioli, cervi e camosci.

Visitate anche le pietre antiche di Palombaro e la chiesa Santa Maria della Serra, o Santuario dell’Assunta, risalente al XIII secolo, ma molto rimaneggiato. Si trova in posizione dominante sugli antichi bracci tratturali che dai fiumi Aventino, Verde e Avello, si spingevano verso la montagna.

Come vedete, la facciata esterna è molto semplice, con due nicchie che racchiudono due statue mai state identificate con certezza; l’interno, a tre navate, custodisce una statua lignea raffigurante la Madonna seduta col Bambino in braccio, realizzata tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. 

I piatti tipici della tradizione abruzzese vi aspettano a tavola, a braccia aperte, come gli arrosticini di pecora, patrimonio della gastronomia regionale creato dai pastori del Gran Sasso, tagliando la carne ovina a cubetti alternati a pezzetti di grasso per arricchirne il sapore.