Beni Culturali e Ambientali

Pinacoteca Civica – Teramo

By 4 Maggio 2021No Comments

Tipologia: arte.

Descrizione: dopo una lunga quarantena imposta dai danni arrecati dal sisma, dal curatore prof. Stefano Papetti è stata proposta una selezione di cinquanta opere di proprietà del comune di Teramo, adottando un intervento allestitivo che permette di scorrere, come pagine di una antologia, i secoli d’oro dell’arte teramana. A partire dalle tavole quattrocentesche di Giacomo da Campli, pittore capace di coniugare la raffinatezza del tardo gotico con la propensione per un affascinante sermo rusticus che connota la produzione appenninica abruzzese e marchigiana. I legami politici ed economici con la capitale del Regno si rinsaldarono nel corso del XVII secolo e favorirono l’arrivo a Teramo di alcuni capolavori dei maggiori esponenti della scuola partenopea, testimoniati dalle tele di Luca Giordano, Francesco De Mura, Francesco Solimena, Sebastiano Conca e Corrado Giaquinto, artisti che hanno goduto di una considerevole notorietà internazionale. Ma la collocazione geografica di Teramo, vicina anche a Roma, non escluse la venuta di opere prodotte nell’Urbe, come testimonia la bella tela dell’enigmatico pittore francese Trophime Bigot alias Maestro Jacomo, che illustra le vicende di Amore e Psiche.

Nel corso del XIX secolo, mentre procedeva il rapido processo di unificazione nazionale, anche gli artisti teramani rivendicarono i loro diritti a non essere riassorbiti nel quadro di una nuova estetica italiana: le sculture di Raffaello Pagliaccetti, attivo per lunghi anni a Firenze; di Costantino Barbella, lo scultore ammirato da d’Annunzio; ed i dipinti di Teofilo Patini, Pasquale Celommi, Cesare Averardi e Basilio Cascella mostrano volti e consuetudini legate ad un contesto pastorale che viene esaltato nel campo letterario ed artistico per non cancellare l’identità culturale di un territorio che faceva fatica a farsi notare nel contesto nazionale. Il XX secolo vede nascere e fiorire l’esperienza dello scultore Venanzo Crocetti, che esprime nella sua vasta produzione i diversi indirizzi della plastica novecentesca, dalle linee filanti del Decò al plasticismo modernamente inteso del Novecento italiano, fino alla rarefatta sintesi formale della scultura primitiva.

Da non perdere: al considerevole patrimonio di dipinti murali trecenteschi e quattrocenteschi conservati nelle chiese del Teramano, non corrispondono che poche testimonianze della pittura mobile, testimoniate nelle collezioni comunali da alcune tavole della metà del XV secolo. Il posto d’onore spetta al polittico di Giacomo da Campli. Gennaro Della Monica, Pasquale Celommi, le opere di Guido Montauti, che partecipò alla Biennale veneziana del 1950 e soggiornò a Parigi entrando in contatto con Dubuffet. Analogamente Giovanni Melarangelo, autodidatta negli anni della gioventù e poi allievo a Napoli dello Scarselli, si interessò al variegato mondo dell’arte e del teatro, come dimostra la sua opera dedicata ai pagliacci.

Orari di ingresso: dal martedì al venerdì, ore 9-13.

Informazioni: Viale Bovio 1, Teramo | Referente: Gioia Porrini, tel. 0861 324601344 0159100 | mail g.porrini@comune.teramo.it