Il nome forse vi dice poco.
Eppure Pizzoli, in provincia dell’Aquila, è la tappa ideale per trascorre piacevoli vacanze all’insegna della natura, dello sport e della cultura.

Da qui, infatti, oltre alla visita del borgo nell’alta Valle dell’Aterno e di tutte le sue prerogative, potete raggiungere facilmente luoghi di turismo verde, fra cui vi segnaliamo il lago di Campotosto, la Valle del Chiarino e, per gli incalliti sciatori, le deliziose piste di Campo Felice, di Campo Imperatore e di Ovindoli

Il paesaggio montano con il suo territorio – compreso per il 50 per cento nel Parco del Gran Sasso e Monti della Laga – è puntellato di querceti e di faggeti, a cui si sono aggiunti vasti rimboscamenti a pino nero, su cui si aprono meravigliose zone panoramiche. 

Da una parte, come potete vedere, Pizzoli sale, e dall’altra scende, digradando verso la conca aquilana e l’alveo del fiume Aterno su cui si costruirono, in passato alcuni mulini (tra cui quello ancora funzionante in prossimità di Santa Maria delle Fornaci). 

Siete su un’antica terra di confine tra i Sabini e i Vestini, a pochi km dal sito archeologico di Amiternum, centro Sabino e poi Romano, di cui Pizzoli potrebbe essere stato un sobborgo, come dimostrato da molte scoperte epigrafe. 

Nel Medioevo, “Castrum Piczoli” fu castello del Contado dell’Aquila e partecipò alla sua fondazione; in seguito, nel 1575, fu venduto a Ferrante de Torres, i cui discendenti lo tennero finché il feudalesimo fu abolito nel 1809.

Nel borgo, ammirate dall’esterno il castello Dragonetti De Torres, una costruzione privata seicentesca a pianta quadrata e torrette angolari addossata a una torre del XII secolo, progettata dall’architetto e scultore Pietro Larbitro

Nelle sue vicinanze, è la chiesa di Santo Stefano a Monte, dei secoli XIII-X per IV, con una bella facciata in pietra e gli affreschi dei secoli XV- XVI. Viene aperta però solo in circostanze particolari.

Il trionfo a tavola della cucina pizzolana, radicata con i suoi sapori nelle origini contadine e pastorali, vi farà rimanere senza fiato.
Si parte dai primi, con la zuppa di ceci e castagne, la minestra di lenticchie e patate e la pasta fatta in casa, come le gustose taccozzelle, quindi le fettuccine, le pappardelle, le maltagliate e le volarelle, ma soprattutto i maccheroni alla chitarra.

Seguono le saporite carni d’agnello e di castrato, ma non rinunciate se siete nella stagione giusta all’antico cibo dei pastori, la pecora alla cottora; è ora il momento dei salumi, come il prosciutto, la lonza, la coppa, le salsicce di carne o di fegato, e del carrello dei formaggi, come caciotte, giuncate e pecorino, fiore all’occhiello del territorio, dal gusto forte ed inconfondibile, ancora prodotto artigianalmente dai pastori, ciascuno con la propria segretissima ricetta. 
Il profumato tartufo nero locale e il prezioso zafferano prodotto nella Piana di Navelli contribuiscono ai fuochi d’artificio della succulenta parata gastronomica.

Cos’altro vedere:

  • La chiesa della Immacolata detta della Madonnella
  • La chiesa della Madonna del Carmine ex San Pietro e Paolo, in località Villa San Pietro
  • La chiesa di San Matteo, in contrada Villa Re