Beni Culturali e Ambientali

San Buono

By 30 Novembre 2023No Comments

Benvenuti a San Buono, in provincia di Chieti, un bel borghetto che si stende su una collina alla sinistra del fiume Treste, affluente del Trigno. Liquida demarcazione fra Abruzzo e Molise.

Solo per il suo nome, che ispira pensieri sereni, vale la pena visitarlo; invitante, anche la sua “dolce” posizione, a circa 400 metri d’altezza, in vista a meno di 20 chilometri della costa adriatica.
Siete pronti per il viaggio?

La storia medievale di San Buono, il cui territorio fu abitato sin dalla Preistoria, come raccontano i numerosi reperti ritrovati in zona ed esposti Museo archeologico del Vastese ospitato nel castello di Monteodorisio, inizia con ogni probabilità nel VI secolo d. C. ma il castello, di cui non si ha più traccia, ha origine nel X secolo d.C. e fu eretto dai Marchesi e Conti di Chieti. 

Successivamente passò, per via dotale, ai Caracciolo che fecero di San Buono il centro del loro vasto dominio, contribuendo al suo sviluppo urbanistico e demografico, specie nel XVI e XVII secolo.

Esplorate le “ruelle” del minuscolo centro, dove il passaggio è consentito solo ai pedoni, che si schiudono tra eleganti edifici del sette-ottocento. Spicca tra tutti Palazzo Caracciolo, che dell’architettura originaria in forme barocche-napoletane conserva qualche finestra e il bugnato della facciata posteriore.

Non perdete la visita della monumentale chiesa di San Lorenzo Martire, che risale al XII secolo, con la maestosa facciata in stile romantico eseguita dal 1958 al 1960 e con un bel campanile alto 40 metri, dotato di 4 campane di cui una riporta i nomi dei 25 caduti della Prima guerra mondiale. 
Il suo interno, come potete vedere, è ricco di opere d’arte, tra cui un battistero, un’acquasantiera e un organo del XVII secolo, di rilevante valore artistico, realizzato dai fratelli D’Onofrio, celebri a quei tempi per la loro arte organaria, diffusa in Abruzzo, Molise, Campania e Puglia; 
Visitate anche la cripta, dove si conservano dal 1752 le spoglie di San Buono, patrono del borgo, affrescata per mano di Ferdinando Palmerio, artista guardiese.

A poca distanza dal centro abitato, trovate il convento di Sant’Antonio, con un poderoso impianto architettonico del XV secolo. 

In un paese che si chiama San Buono, la cucina deve gioco forza essere tale, e così è: assaggiate il piatto tipico a km zero, le “sagne affettate”, una sorta di maltagliati conditi con pomodoro semplice o con ragù di vitello, segue l’agnello cucinato in vari modi, scegliete se gustarlo al coppo, alla brace o al forno; non trascurate la Ventricina, tipico salame del territorio, il cui nome deriva da un’antica tecnica di conservazione usata dai contadini abruzzesi, che riponevano le parti “nobili” del maiale tagliate a pezzi all’interno del suo “ventre”, con peperone rosso e spezie.
Dulcis in fundo, i “celli”, deliziosi pasticcini ripieni di marmellata d’uva. 

Che dite?
Tutto buono a San Buono.